martedì 13 gennaio 2015

‪#‎JeSuisCharlie‬, contraddirmi non conviene

Qualche riga di spiegazione è dovuta, tra troppe strumentalizzazioni, tanti distinguo e qualche insulto: appoggio la campagna sul ‪#‎JeSuisCharlie‬ in quanto ho sentito il dovere di prendere una posizione chiara dopo l'attacco, anche e soprattutto come persona interessata e vicina al mondo arabo e islamico.
Sono, quindi, dalla parte di Charlie Hebdo e del poliziotto Ahmed. Ancora non ho spiegato le mie motivazioni? Eccole. Perché in Europa abbiamo capito di aver già fatto troppe guerre. Perché a fatica abbiamo saputo riportare alla religione nella sfera privata dell'individuo (ricordate i cento processi per vilipendio al Male?). Sto dalla parte dei giornalisti che informano con obiettività e passione, degli intellettuali illuminati, dei comici che possono prendere per il culo (quasi) tutto e tutti, delle leggi che difendono la libertà di stampa. Perché sono fiero del distacco con il quale riusciamo a guardare molti falsi miti. Sono state conquiste difficili che vanno difese con fierezza dal terrore.
Ovviamente, provo repulsione nel vedere lo stesso slogan sugli spazi pubblicitari di JCDecaux o in bocca ai sostenitori di Pegida, ai Roberto Calderoli o Tomio Okamura di turno. Ma dico #JeSuisCharlie perché vedo un piccolo spiraglio di luce: per qualche strano motivo, questi eccessi spingono gli amici musulmani che vivono in Europa a prendere una posizione chiara, senza distinguo, contro l'islamismo belligerante. L'ha detto pure il fin troppo citato Papa Francesco.
Starò facendo del vano Orientalismo, ma spero si costruisca così nuova scala dei valori che possa togliere ogni spazio di legittimità al terrorismo... al potere dare scacco e salvare il mondo intero.

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